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L’ECO DEL PASSATO IMPERVERSA SUI SOCIAL. UMBERTO ECO ASSALITO DAI FANTASMI DI CUI NON SI ERA MAI CURATO PRIMA. PERCHé?

 

Umberto Eco contro il popolo dei social

Umberto Eco si scaglia contro il popolo dei social

Caro Eco, l’imbecillità la si mette in guardia con la cultura e non con lo snobismo. Ma dove sono stati gli intellettuali in tutti questi decenni?

Scorgo su internet l’intervista ad Umberto Eco così come rimbalza da Il fatto quotidiano dal titolo: Umberto Eco contro i social: “Hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli” e non riesco a trattenere un’ampia riflessione.

Che con l’opinione di Umberto Eco si possa essere d’accordo o contrari è del tutto superfluo, ma per quel che mi riguarda mi trova d’accordo. Ciò su cui dissento è l’ipocrisia che gronda dagli specchi sui quali l’Umbertone nazionale* dissimula dallo starsene arrampicato.

Che gli italiani abbiano da sempre espresso le proprie opinioni è cosa alquanto risaputa, con la differenza che un tempo avveniva al bar (cosa che nota anche lo stesso Eco). Il bar (o il caffè) è un luogo in cui gli intellettuali non mettono più piede già dalla prima metà del novecento preferendo a paglietta, ghette e bastone, le pantofole, assai più consone ai salotti assurti a luogo adeguatamente ovattato. Tanto ovattato da aver reso mute le bocche del popolino sino ad oggi con l’avvento dell’epoca social.


 

E’ grazie, o per colpa, dei social network se ci troviamo di fronte al definitivo sdoganamento dell’ibecillità, quella che io amo definire la dittatura dell’ignoranza. Certo, perché se il bar ha soppiantato la piazza e Facebook ha sostituito il bar è lapalissiano che Facebook sia a sua volta l’agorà moderna in cui nuovamente si riversa lagggente. Solo che questa volta l’agorà è aperta ed accessibile a tutti come non avveniva da secoli e quindi libera dai vincoli di casta che significavano anche l’accesso discriminato all’opinione. Ecco perché il frastuono della piazza ha raggiunto un volume tale che è riuscito ad attraversare le mura di quei salotti ed a giungere alle orecchie degli intellettuali rimasti sordi per così a lungo da accorgersi con malcelata sorpresa di trovarsi di nuovo a contatto con il popolino.

 

“I social permettono alle persone di restare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”

 

E così  finalmente si alza il sipario sulla reale scena che la sinistra calca da decenni mascherandosi dietro ad una presunta superiorità intellettuale che oggi si dimostra usurpata.

Eh si, perché gli Eco di turno devono prendere atto che degli imbecilli di cui si lamentano sono in buona parte anche loro lettori ed addirittura alcuni pari, come dimostra Dacia Maraini (leggansi le sue farneticanti castronerie sul caso delle violenze di gruppo a Colonia – Colonia, Dacia Maraini difende i profughi: “Non sono stati loro”) che ci conduce a constatare che di fronte alla scelta su quale cavallo di battaglia gettare giù dalla torre presto abbiano fatto gli intellettuali a sacrificare “la donna” per tenersi ben stretto “l’immigrato” – oggi assai più redditizio mediaticamente, economicamente e politicamente parlando.

L’immigrato è il migliore business di oggi sia a livello intellettuale che, come hanno dimostrato i magistrati, a livello di coop.

Ma ordunque se il problema degli intellettuali è l’imbecillità diffusa, perché non si danno da fare per offrire un contraltare che ribalti le sorti del declino che si staglia manifesto sui social?

Sarà forse perché per tutti questi anni si sono guardati bene dall’intervenire a difesa della cultura italiana? Anzi sarà forse piuttosto perché i vari: Nanni Moretti, Saviano, Benigni, Giovanotti, Fo prima di passare al M5S, ecc. hanno invece spianato la strada a questo sfregio srotolandosi come un tappeto rosso davanti alla cultura che avanza (nel senso di scarto) di PDexULIVOexPDSexPC ed alle loro riforme scolastiche prima ancora che costituzionali sulla danza di un girotondo?

Oggi scopriamo che i primi imbecilli sono proprio loro. La recente storia, scritta dalla peggior classe dirigente che la Repubblica abbia mai dovuto soffrire, ce lo racconta.

 

Secondo il professore e scrittore non spariranno, soprattutto in questa fase in cui proliferano “bufale e riletture storiche fantasiose” sul Web: “Sono fedele a Hegel, che diceva che la lettura del giornale è la preghiera quotidiana dell’uomo moderno. Si tornerà all’informazione cartacea“

 

Quindi semmai io ravvedo un merito (un torto visto da Umberto Eco) nella moda dei social e della democrazia dal basso; quello di aver smascherato questa ipocrisia.

Quindi constato che il vero problema per L’Eco è che sul mercato della visibilità e della credibilità si trova in dietro rispetto ai Dibba ed ai Salvini e che nella conta dei “like” l’Umbertone segni il passo. Vada a “scrollare” fra i commenti e si renderà conto che l’imbecillità non conosce preferenze di colore o ceto sociale a differenza di quanto dal salotto buono ci facevano trapelare.

Ora che la solitudine dei numeri primi, anzi delle prime donne, viene meno, l’assordante frastuono dei post trasforma Umberto in “un Berto qualunque” il cui parere vale quanto quello der peracottaro.  Entrambi potenziali opinionisti da avanspettacolo a seconda del lettore.


 

Non spettava anche e soprattutto all’Umberto ed ai suoi mettere in guardia l’imbecillità con la cultura senza disdegnare di farlo aggratise più di quanto non riecheggiasse dai titoli dei loro libri con tanto di prezzo in quarta di copertina? Troppo facile lamentarsi ora della nuova intellighenzia dell’uno vale uno e tutti gli altri son nessuno che ha messo al centro l’individuo in competizione con la qualunque sul web.

E’ così che si è arrivati al comune sentire che “un Berto vale un altro”.

Una volta gli imbecilli se ne stavano chiusi in un bar o buoni buonini davanti alla tv senza poter mettere lingua. 

Ciò che sfugge ad Eco è proprio la metafora del bar. Facebook sostituisce il bar. Ma a lui, neo laureato in scienze della comunicazione ad honoris causa (sic!) sfugge che oggigiorno la tecnologia è semplice come bersi un bicchiere e che contrariamente a quanto pensa, bersi un bicchiere prima di parlare non è mai necessario al popolo del bar per poter dire e pensare delle sciocchezze.

Nel suo exploit l’Umberto inanella una fesseria appresso all’altra.

La più madornale è che, a suo giudizio, a guidare i giovani nella ricerca della verità sul web dovrebbero essere messi quei docenti – promossi dagli stessi ammodernamenti di cui la sinistra è stata artefice – i quali il più delle volte superano gli allievi in stupidità.

Per non parlare della perla secondo la quale secondo Umberto Eco la carta stampata non diffonde bufale, bensì verità storiche.

Invece lo scandalo vero è che le orde additate da Umberto Eco sono le stesse da sempre ammesse al voto pur venendo tenute volutamente nell’ignoranza di cui si lagna. Ecco come è stato utilizzato il suffragio universale.

Diciamoci la verità Eco. Agli intellettuali e ai politici je rode il fatto che adesso l’influenza sulle masse viene esercitata senza la loro intermediazione, perché sono sufficienti dei boy-scout.

Questo è il problema; non che ci siano orde di imbecilli, ma il fatto che ora vi tocchi starli a sentire.

Eco ha ragione da vendere sui beoti che finalmente hanno un megafono.
Ma allora avrei voluto sentir mettere in discussione il suffragio universale prima che la situazione sfuggisse di mano.


 

*Umbertone nazionale vuole far riferimento all’Albertone nazionale, Alberto Sordi, spesso citato con insofferenza dall’intellighenzia di sinistra italiana (leggasi Nanni Moretti).

 

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Costantino Rover
Costantino Rover si occupa di comunicazione ed è un attivista indipendente autore su Scenari Economici e creatore di "L'Economia spiegata facile" su YouTube e Facebook. Collabora con alcuni dei massimi economisti italiani: A. M. Rinaldi e Nino Galloni.